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L’Italia è ferma in tema di diritti LGBT

ottobre 26, 2011

Dopo più di un anno, torno a scrivere su questo mio blog. Lo avevo lasciato nel giugno del 2010, quando colto da una rivoluzione esistenziale per aver finalmente fatto emergere la mia omosessualità, avevo deciso di prendermi un po’ di tempo per stare tranquillo. In realtà su questo blog avevo già parlato alcune volte di argomenti riguardanti le persone LGBT. A distanza, appunto di un anno, vorrei tornare a parlarne. Un anno, è molto tempo. Si possono fare tante cose. Se ne dovrebbero fare ancora di più, se su un determinato argomento si registra un forte ritardo. E ci si dovrebbe sbrigare, se tale ritardo è completamente privo di qualsivoglia giustificazione. Eppure, certe volte, pur trovandosi nel torto più assoluto, nonostante il fatto che il ritardo appaia ormai evidente come un pugno nell’occhio, alcune persone decidono di stare ferme. E’ il caso dell’Italia e delle questiono riguardanti i diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali. E adesso, nel 2011, il divario inizia a sentirsi, almeno per quanto riguarda la mera situazione legislativa, anche nei confronti di alcuni paesi che non tutti noi riterremmo ‘evoluti’ come il nostro.

Analizziamo la situazione europea, visto che è questo il contesto nel quale siamo inseriti. Il matrimonio tra persone dello stesso genere è legale ‘solo’ in sette nazioni: Portogallo, Spagna, Islanda, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Sono però molti i paesi che hanno scelto di riconoscere diritti alle coppie omosessuali (o di fatto, anche omosessuali) tramite degli istituti detti ‘unioni civili’, dei quali esistono varie formulazioni. I paesi che hanno ampliato considerevolmente i diritti riconosciuti alle coppie omosessuali tramite i suddetti istituti sono: Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Lussemburgo, Liechtenstein, Andorra, Ungheria e Repubblica Ceca. Leggi più moderate, invece, sono state approvate in Slovenia e Croazia. Non è errato affermare, dunque, che l’Italia sia rimasta, in pratica, l’unica nazione dell’Europa occidentale ancorata ad una totale discriminazione delle coppie omosessuali (escludendo il Principato di Monaco, San Marino e il Vaticano). Superata, come abbiamo visto, da alcune democrazie molto più giovani della nostra. E oltre i confini europei? Il matrimonio omosessuale è legale in Canada, in sei degli USA, in Argentina, nel distretto federale di Città del Messico e in Sudafrica. Unioni civili sono legali in numerosi degli USA, in Colombia, in Ecuador, in Uruguay,in Australia, in Nuova Zelanda e in Brasile (proprio oggi la ‘loro’ Corte di Cassazione ha dato ragione a due cittadine lesbiche alle quali era stato negato sposarsi, dicendo che l’orientamento sessuale non è un motivo per discriminare le famiglie sull’accesso al matrimonio). Inoltre ci sono paesi che, pur non consentendo matrimoni ed unioni civili, riconosce ciò che è stato contratto all’estero. Tra loro, Israele.

Sfido chiunque, favorevole o contrario, a non rimanere stupito dal fatto che tanti paesi, così diversi per indice di sviluppo umano, storia e cultura, abbiano intrapreso questa strada…e l’Italia no. Chiedetevi il perchè. Non è che forse, siamo rimasti tra i pochi a pensare che l’omosessualità sia una malattia o un disturbo? Non è che forse, siamo rimasti tra i pochi a pensare che riconoscere le relazioni di centinaia di migliaia di cittadini italiani, sarebbe come ‘discriminare’ tutti gli altri ‘normali’? Non è che forse, siamo rimasti tra i pochi a credere che diversi tipi di famiglia faranno decadere la società?

Vi aspettereste che vi dica che è così ma invece vi stupisco e vi dico che non è affatto così. Ormai un po’ di informazione c’è. Contro chi dice che l’omosessualità sia una malattia, un disturbo, un problema o un rischio, basta citare qualche ricerca psicologica, biologica od etologica, oppure qualche dichiarazione di massimi esperti mondiali, come quelli dell’American Psychological Association (mica ciuffoli). Gli italiani non sono chiusi come l’attuale ceto politico vuole far pensare. E lo dicono dei dati scritti nero su bianco. Prima di esporveli ritengo necessario precisare che, a parer mio, credere che si possano far dipendere i diritti di un gruppo di persone dal pensiero che la ‘maggioranza’ ha su di esso e non dalla realtà dei fatti, è qualcosa di assolutamente e profondamente ingiusto. Ma visto che, gente come Giovanardi ad esempio, ama dire che ‘gli italiani non lo accettano’, può essere interessante sapere se è vero. La risposta più aggiornata è quella del rapporto Eurispes 2010. In estrema sintesi, vi si legge chiaramente che il 40% degli italiani è favorevole all’apertura del matrimonio civile alle coppie omosessuali e che, inoltre, il 20%, pur essendo contrario all’estensione del matrimonio, è favorevole ad una legge sulle unioni civili. Un semplice conto ci fa capire che, se il Parlamento approvasse una legge sulle unioni civili, anche meno timida rispetto ai famosi DICO, circa il 60% degli italiani vedrebbe ‘fatta  la sua volontà’. Avanti, che aspettate parlamentari della maggioranza? Non siete proprio voi a dire sempre che il volere della maggioranza è sacro? Ma certo che no, questo a parer mio discutibile principio vale solo se vi fa comodo.

Così come l’uguaglianza. Valida solo quando vi fa comodo. Sapete che alcune settimane fa il Parlamento, per la seconda volta, ha affossato la legge contro l’omofobia? L’ultima formulazione della legge, prevedeva che si potesse dare una aggravante ai reati compiuti nei confronti di omosessuali, transessuali, anziani e disabili a causa della loro condizione. Ma PDL, Lega Nord e UDC sono insorti, sostenendo che non si può violare l’eguaglianza di tutti i cittadini, visto che per il pugno dato durante una rissa per altri motivi non ci sarebbe nessuna aggravante. Oppure visto che per il pugno dato all’obeso in quanto obeso, per quanto raro, non ci sarebbe alcuna aggravante. Ed è vero che la discriminazione non può essere più o meno tollerata a seconda della sua incidenza. Restano da capire, allora, due cose. Prima: perchè chi ha fatto tali discorsi non si è mai adoperato ad eliminare le aggravanti che già esistono, per motivi razziali, etnici e religiosi? Dire che ‘proteggendo i gay’ si discriminerebbero gli altri, è forse più facile rispetto al dire che proteggendo, che so, gli stranieri… si discriminerebbero gli altri? Lungi da me, comunque, desiderare l’abrogazione della legge Mancino. Seconda: se tengono tanto all’uguaglianza, perchè non iniziano subito a lavorare ad una legge che estenda la possibilità di contrarre matrimonio civile per le coppie omosessuali? Come dicevo prima, l’uguaglianza va e viene a seconda di quanto le convinzioni personali di ognuno rimarrebbero appagate. Così, il dogma sottomette il dato di fatto, e l’egoismo di chi sostiene che solo il suo amore sia giusto, che solo la sua relazione sia meritevole di riconoscimento, si impone ad un intero popolo. Forse però il problema non è nemmeno tanto l’egoismo. Forse il problema è il potere. O il supposto potere. Il supposto potere che dipenderebbe dallo stato delle relazioni tra le legislazioni correnti e il Capo di Stato della nostra Santa enclave. Da quella meravigliosa terra di santi e benedetti, ci sentiamo sempre dire: “Condanniamo il loro peccato, ma rispettiamo la loro persona!”. Ah sì? Perchè agire affinché io continui ad essere considerato un cittadino di serie Z significa rispettarmi? Perchè agire affinché mi siano negati diritti importantissimi come quelli derivanti dal matrimonio significa rispettarmi? Perchè insinuare che io stia agendo corrotto dal demonio, facendo cose che rischiano di far implodere la società, significa rispettarmi? Se volessero farsi un favore, per sembrare meno ridicoli, potrebbero almeno tacere. Non dico ammettere chiaramente che la nostra incolumità civica, morale e fisica non gli importa (come accaduto velatamente quando hanno votato no alla depenalizzazione dell’omosessualità all’ONU), dico solo di tacere, che fanno figura migliore.

Vabbè, tutto questo per dire che, da un anno a questa parte, nulla è cambiato. Purtroppo, non si preannunciano miglioramenti nemmeno per l’immediato futuro. Tutto questo nonostante il fatto che, nella sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale, i giudici della Consulta abbiano così parlato: “L’art. 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. Nonostante il mandato, non se ne discute e nemmeno se ne discuterà, almeno fino alla formazione di un nuovo legislativo. Cosa che, purtroppo, potrebbe avvenire solo nel 2013, quando forse anche altri paesi ci avranno sorpassato. Non siamo poi così sicuri che un cambio di parte politica significhi inequivocabilmente l’arrivo ‘facile’ di passi avanti. E intanto, migliaia di relazioni, continuano ad essere un po’ meno libero di quanto potrebbero esserlo. Continuano ad essere un po’ meno libere centinaia di migliaia (anzi, milioni) di persone LGBT.

Forse però sbaglio ad insinuare che niente sia cambiato. In questo anno, credo di aver percepito un miglioramento della mentalità. Un anno fa, nella mia piccola città di provincia, la bella Alessandria, sembrava in vigore la legge dell’occhio che non vede e del cuore che non duole. Oggi, invece, sparute coppie omosessuali iniziano a trovare il coraggio di tenersi per mano nel corso principale. Vidi persino due papà una volta. E il primo bar gay-friendly è stato aperto. Per fortuna la società sembra essere più responsabile della politica.

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Che possa rinascere la dance? Soundwaves di Angie Be

giugno 28, 2010
So già che molti mi odieranno per ciò che sto per dire eppure la penso così. Se un ascoltatore, inconsapevole di autrice della canzone e data della diffusione, si fosse trovato sotto mano questo “Soundwaves” sull’mp3…avrebbe potuto pensare che il pezzo fosse sbarcato nelle sue cuffiette direttamente da uno dei migliori periodi dell’Eurodance. Per me almeno, sarebbe stato così. Soundwaves è un piacevole ritorno a quelle sonorità che ti mettono voglia di scatenarti, è un richiamo a certi temi un po’ superficiali un po’ appassionanti della dance. Non pretende di mandare messaggi di incredibile spessore, anzi, vuole semplicemente sottolineare la vitalità della musica stessa. Questa mattina ho acceso lo stereo e l’ho fatta partire: non mento se affermo che è stato uno dei risvegli più belli della mia vita. Mi sono alzato in un baleno ed ho iniziato a ballare proprio come gli incravattati nel video. Non ho idea di come possiate pensarla e probabilmente l’avete già ascoltata e giudicata ma io voglio condividere questa canzone con voi.  E se è il vostro primo contatto con il pezzo, mi raccomando, fate attenzione alla musica… non al video!

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26 giugno: a Napoli, successo del Gay Pride

giugno 27, 2010
Slogan della manifestazione è “Alla luce del sole” perchè per troppo tempo omosessuali, bisessuali e transessuali sono stati costretti a reprimersi per la paura di essere ‘riconosciuti’ e derisi o peggio ancora picchiati. Non parliamo dell’Italia del 1970, non parliamo della Somalia del 2010. Parliamo dell’Italia di oggi, quella Italia dove camminare per strada mano nella mano, portando una maglietta rossa e un po’ di barba, può significare essere bloccati da un numeroso gruppo di estremisti, additati come ‘froci e comunisti’ ed essere pestati. Tutto ciò è accaduto davvero, nel ‘civile’ nord-est, a Padova. Ed accade al nord ovest, al centro e al sud. Episodi che in altri paesi sarebbero inimmaginabili e non tollerati, nella nostra nazione vengono condannati solo a parole. E’ un passo avanti che sulle nostre TV si veda uno spot anti-omofobia mandato qualche volta qua e là ma serve di più. Le ultime statistiche in merito hanno dimostrato come l’Italia effettivamente sia, tra i paesi europei, uno di quelli con le minori tutele legislative. Solo alcuni paesi balcanici, dell’est e la  Turchia non riescono a superarci. Certo forse da un paese nato da neanche una decina d’anni ancora non si può pretendere una legislazione ‘occidentale’ ma da una delle sedicenti potenze del mondo, democrazia compiuta da ormai più di sess’antanni, ci si aspetterebbe di più. Non solo la legislazione però, deve essere attualizzata. Qui si parla anche di cultura. Sì, perchè sapere che l’omosessualità non è una malattia, sapere che un gruppo di ricercatori dell’ Università di Padova l’ha spiegata in senso neodarwininano, sapere che nella maggioranza degli altri paesi europei gli omosessuali si possono sposare o vedono riconosciuta la loro unione…non si può chiamare in maniera diversa: cultura, sapere, conoscenza. I media e la scuola, sono gli strumenti che gli stati liberali utilizzano per diffondere la cultura. Io non accetto che si voglia limitare il discorso ad un semplice “Siamo tutti uguali” buttato là per dovere politico. Sugli omofobi non fa alcuna presa. Gli omofobi devono essere costretti a capacitarsi della loro ignoranza e ad accettare che le loro posizioni sono prive di fondamento sulla base delle conoscenze attuali. Anche per questo, mi duole dirlo, i Gay Pride servono a poco. Servono per manifestare, come ogni cittadino ha il diritto di poter fare. Al contempo però, caricano di odio e sdegno tutti coloro che già credono abominio il bacio tra due uomini, figuriamoci tutto il resto. Ieri a Napoli, pare ci fossero più di 100.000 persone, 300.000 secondo gli organizzatori. Per quanto io, pur essendo bisessuale non condivida assolutamente l’ostentazione ritenendola inutile, la capisco. Ad alcuni basta essere presenti. Altri, credono di dover ‘fare rumore’ per essere notati. Ad altri ancora invece, piace mostrarsi e basta. Indipendentemente da tutto questo un fatto deve essere sottolineato. Ieri, al Gay Pride di Napoli non ci sono stati attacchi al cattolicesimo e anzi, pare che a portare lo striscione d’apertura siano stati proprio degli omosessuali, bisessuali o transessuali cattolici. Ciò che mi ha colpito più di tutto, sono state le affermazioni del lettone Kaspars Zalitis: “Questa manifestazione spero di poterla vedere nel mio Paese tra dieci anni”. Noi ci lamentiamo, e lo facciamo giustamente, della situazione italiana. Non dobbiamo mai dimenticare però che ci sono paesi da noi neanche troppo distanti, come la Lettonia o la Polonia, nei quali la situazione è assai peggiore. Ho sentito tante persone affermare di voler andare via, approdando in nazioni gay-friendly come la Spagna o la Svezia. Non critico chi ha queste intenzioni o chi le ha messe in atto ma esorto tutti gli altri a rimanere per migliorare dall’interno il nostro disastrato paese. Per una descrizione più dettagliata della manifestazipne vi rimando a questo articolo di Repubblica.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/26/news/gay_pride-napoli-5182042/?ref=HREC1-9

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Brancher si avvale del legittimo impedimento (che intanto ‘sbarca’ alla Consulta)

giugno 24, 2010
Visto che in campagna elettorale si parlava di riduzione dei ministeri e visto che gli italiani si lasciano calpestare e dicono ancora ‘grazie’, giusto qualche giorno fa i ministri hanno accolto un nuovo collega: è il neoministro per l’attuazione del federalismo Aldo Brancher (che va ad aggiungersi al ministro per il Turismo Michela Brambilla). E meno male che è ‘senza portafogli’. Almeno quello. Brancher è un uomo politico di grande fama e abilità: tra la sue referenze, spicca incontrastata la condanna in primo grado ed in appello per falso in bilancio e finanziameno illecito al Partito Socialista Italiano (quando si tratta di ex collaboratori del ‘povero esule’ – latitante -condannato Bettino, il PDL non fa complimenti e generosamente tende sempre una mano). Il falso in bilancio è stato depenalizzato da un precedente governo Berlusconi. La seconda condanna ahinoi viene trasformata in prescrizione alla Cassazione. Voglio ricordare che il termine ‘prescrizione’ non equivale al termine ‘assoluzione’. La prescrizione si verifica quando troppo tempo è trascorso dal momento di un crimine, tanto che le pene previste non possono più essere applicate anche in caso di provata colpevolezza. Ma le vicissitudini giudiziarie della nuova perla del governo, non sono finite. Brancher infatti è indagato per ricettazione in merito alla questione della scalata alla Banca Antonveneta.  Proprio tra pochi giorni, il 26 giugno, avrebbero dovuto tenersi una udienza del processo. Ma sfortunatamente, il Ministro Brancher è impedito fino ad ottobre. Chi glielo riconosce? Nessuno, non ve ne è alcun bisogno. La legge sul legittimo impedimento, approvata dal governo poche settimane fa, consente ai Ministri e al Presidente del Consiglio di auto-certificare il proprio impedimento. Autocertifazione della quale il giudice può solo prendere atto, salvo che il giudice stesso non scelga di sollevare un dubbio di costituzionalità alla Consulta,  cosa che appunto è stata fatta dal gup di Milano Marina Zelante che si è vista giungere una richiesta di legittimo impedimento da parte del PdC Berlusconi in occasione dell’udienza del processo Mediatrade che lo vede coinvolto.
Una cosa in particolare mi lascia perplesso. Sebbene sia pacifico che i componenti del governo possano trovarsi impediti da impegni esecutivi o istituzionali è strano che possano essere loro stessi, in piena autonomia, a riconoscerselo. Inoltre, non sarebbe stato opportuno specificare che l’impedimento avrebbe potuto essere invocato solo in caso di impegni GIA’ presi nel momento della decisione della data dell’udienza? A pensar male si fa peccato ma non vorrei mai che qualcuno decidesse di fissare un bel viaggio di rappresentanza proprio nel giorno di una udienza. Sarebbe una bella sfortuna…

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Aggiornamento: ieri, 26 giugno 2010, il Ministro Brancher ha deciso di non avvalersi più del legittimo impedimento a causa delle polemiche sollevate. E’ bello che anche in un paese mortificato come l’Italia l’opinione pubblica riesca ancora ad esercitare qualche sorta di pressione anche se ovviamente sarebbe stato meglio che questa vergognosa vicenda non avesse neanche inizio. Brancher sarà in tribunale il 5 luglio. 

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Scuola e università in Svezia: come la politica incentiva il sapere. Ragazzi, guardatelo!

giugno 24, 2010
Vi voglio proporre tre video presi dal programma Presa Diretta che in tutto dureranno poco più di 15 minuti. In questi tre video ci mostrano qual è il livello delle scuole medie, delle superiori e degli atenei svedesi. Penso che per chi come me è uno studente (superiore o universitario) possa essere interessante sapere quali siano le scelte che gli altri paesi compiono in materia di istruzione. Conoscere soluzioni alternative, ci aiuterà ad essere consapevoli di ciò che è giusto fare, a chiedere che venga fatto. Non so voi ma io mi sento preso in giro quando vedo ministri che sfuggono ai processi, condoni, leggi salva evasori e tagli da 8 miliardi di euro all’istruzione. Eh sì, perchè nel caso non ne foste a conoscenza, nel 2008, con la legge 133, il ministro Tremonti ha sottratto alla pubblica istruzione, con un piano triennale non ancora conclusosi, ben 8 miliardi di euro. Guardate invece che si fa in Svezia. Certo, l’Italia non ha 9 milioni di abitanti ma 60 milioni di abitanti. Certo, l’Italia ha un debito pubblico immane e pochi soldi. Ma se non si comprende che un cambiamento non piove dal cielo ma va coltivato con impegno…allora il nostro destino sarà solo ed unicamente col segno meno.

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E’ morto a 87 anni Josè Saramago

giugno 18, 2010

E’ morto all’età di 87 anni lo scrittore, poeta e giornalista portoghese, premio Nobel per la letteratura, Josè Saramago. Il decesso è avvenuto intorno alle 13.45 nella sua casa. Personalmente lo ricordo come uno di quei grandi uomini che non ha mai smesso di lottare per un mondo migliore. Lentamente, se ne stanno andando tutti. Chi li sostituirà? Siamo ancora in grado di coltivare personalità di tale spessore intellettuale? Mi pongo sempre questa domanda e purtroppo, ogni volta, temo che la mia risposta sia negativa. Non perdiamo però la speranza.  Le società seguono periodi di splendore e declino. Speriamo che una nuova alba arrivi presto.
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DDL pronto. Perchè modificare l’art 41 della Costituzione?

giugno 18, 2010
Da quello che sentiamo tutti i giorni nei telegiornali di regime (penso sia arrivato il momento di chiamarli col loro nome, visto che ormai la censura e la propaganda governativa dominano incontrastate) pare che questo articolo 41 della Costituzione sia una sorta di mostro sempre pronto ad abbattersi sulla libertà d’impresa fiaccandola, ostacolandola, impedendola. Per chi non lo sapesse, l’art 41 della Costituzione, molto semplicemente, afferma che l’iniziativa economica privata non deve andare contro l’utilità sociale e i principi di libertà e sicurezza. Ve lo riporto nero su bianco:
” L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. “
Chissà cosa, la maggioranza parlamentare, trova di così sbagliato in questo articolo. Ritengono forse giusto che all’iniziativa economica venga consentito di andare contro l’utilità sociale o di recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana? Ritengono forse sbagliato che ci siano programmi che indirizzino l’attività economica pubblica e privata nel senso del rispetto sociale? A quanto pare sì. Nel paradiso mondiale della speculazione, l’Italia, dove al cambio valuta Lira-Euro i prezzi hanno saputo raddoppiarsi e triplicarsi senza che nessuno abbia detto ‘ah’, dove appalti gonfiati e tangenti viaggiano in ogni direzione senza pudore alcuno…ecco, in un posto come questo, qualcuno ritiene che l’art 41 leda in qualche modo la libera impresa, manco fossimo un paese post-comunista appena uscito da 60 anni di dittatura ultrastatalista. Tra l’altro poi, chiediamocelo di che ‘impresa’ si parla. E’ vero, stiamo riferendoci a quella impresa al momento duramente colpita dalla crisi economica che però è la stessa impresa di quegli imprenditori speculatori che hanno dimezzato il nostro potere d’acquisto e di quegli imprenditori evasori che riversano tutto il peso delle tasse sui cittadini onesti. Ecco, la modifica dell’art 41 giova a questi ultimi, agli speculatori e agli evasori. Gli altri, gli imprenditori onesti, dovranno ancora una volta accettare il fatto che l’Italia non è la democrazia che pensavano: siamo una cleptocrazia, il regime della ruberia e della truffa. E questa non è altro che l’ennesima, palese ma ignorata, dimostrazione di ciò. Anche i lavoratori e i cittadini pagheranno parte di questo conto. Pomigliano ne è un esempio. Decenni di lotte che vogliono polverizzare in un attimo. All’art 118 verrà introdotto il riconoscimento dell’autocertificazione. Nel ddl costituzionale a quanto pare sarà anche introdotto il principio della “responsabilità personale” con controllo “ex post” aggiunto all’art 41. Già le ‘autocertificazioni’ mi preoccupano…se ancora ci affidiamo ai controlli ex post, con tutta la responsabilità personale che c’è in giro, stiamo freschi. Guardiamo il lato positivo: quando la nostra condizione lavorativa sarà  parificata a quella dei lavoratori cinesi, ci sarà la corsa per insediare nuove industrie nel paese. Avremo tutti un lavoro, pagato 20 cent al giorno ma mica stiamo a vedere il pelo nell’uovo?!